Multa per divieto di sosta: contestarla facendo ricorso

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Multa per divieto di sosta: i rischi e casi in cui si può contestare

Multe per parcheggi segnali divieti di sosta
Multe per parcheggi segnali divieti di sosta

Il Codice della Strada disciplina la normativa sulla alla sosta dei veicoli e alle relative sanzioni amministrative negli articoli 157 e 158 cds, i quali rispettivamente regolano le norme di arresto, fermata e sosta, nonché i divieti, le eccezioni e le sanzioni applicabili. Sempre lo stesso Codice della Strada all’articolo 12, indica gli organi di polizia stradale quali soggetti competenti all’accertamento delle violazioni.

Le violazioni del divieto di sosta rientrano nell’ambito del diritto amministrativo sanzionatorio e sono in pratica uno dei casi più frequenti di contestazione da parte degli utenti. Tuttavia le sanzioni sono atti amministrativi impugnabili secondo le procedure indicate dalla legge n. 689/1981 e dal Codice della Strada. Fatte queste premesse, vediamo insieme quali sono le sanzioni e in quali casi la multa per divieto di sosta può essere contestata.

Sanzione prevista per divieto di sosta

La sosta in violazione dei divieti si configura come illecito amministrativo e comporta:

    • una sanzione pecuniaria il cui importo varia in base alla tipologia di divieto violato. Esempio: divieto di sosta semplice prevede una sanzione di importo variabile ai sensi dell’art. articolo 158 del codice della strada, comma 6; la sosta in aree riservate a servizi di emergenza (carreggiata, corsie preferenziali, passaggio veicoli di soccorso): sanzioni più elevate e, in alcuni casi, aggravanti.
    • Rimozione forzata del veicolo. Nei casi previsti dall’art. 159 C.d.S., la sosta vietata può comportare la rimozione del veicolo o il blocco con le ganasce. Ovviamente gli oneri di rimozione e custodia sono a carico del trasgressore.
    • Decurtazione dei punti. La sosta vietata non prevede la decurtazione di punti dalla patente, tuttavia in casi particolari la multa per divieto di sosta può prevedere i punti sulla patente: vengono decurtati da 2 a 4 punti se l’illecito è collegato alla violazione connessa all’intralcio grave alla circolazione.

Quando si può contestare la multa per divieto di sosta?

Nonostante l’accertamento della sosta vietata abbia una natura vincolata, sussistono casi in cui la sanzione per divieto di sosta può essere ritenuta illegittima. Le possibilità di contestazione multa divieto di sosta sono previste dai principi generali del diritto amministrativo (legittimità, motivazione, trasparenza) e dalle stesse tutele previste dal Codice della Strada.

Le situazioni più frequenti di divieto di sosta con multa sono:

    • Segnaletica mancante, non conforme o non visibile. La sanzione può essere contestata laddove il segnale di divieto non era presente, collocato in modo non conforme alle prescrizioni del C.d.S., la visibilità era compromessa da vegetazione o illuminazione insufficiente. La giurisprudenza amministrativa sancisce infatti che il conducente debba trovarsi nelle condizioni oggettive per visualizzare il divieto. In caso contrario, l’accertamento può essere annullato.
    • Errata indicazione del luogo, della data o delle circostanze dell’illecito. L’atto sanzionatorio deve essere correttamente compilato, motivato nonché contenere tutti gli elementi essenziali: errori nella localizzazione, nell’orario o nella descrizione della dinamica possono rendere la multa annullabile.
    • Difformità tra accertamento e reale posizione del veicolo. Se il veicolo non si trovava effettivamente nella posizione di divieto di sosta o se l’agente ha erroneamente interpretato la posizione del veicolo rispetto alla segnaletica orizzontale e verticale, è possibile presentare regolare ricorso allegando documentazione fotografica.
    • Mancata indicazione dell’ordinanza del divieto. In caso di divieti temporanei quali eventi, manifestazioni o lavori stradali, la multa può essere contestata quando non è stata esposta la relativa ordinanza comunale.
    • Ausiliari del traffico non competenti. Quando una multa viene elevata da personale non autorizzato in quell’area, ad esempio ausiliari fuori da zone di sosta a pagamento, l’atto può essere tranquillamente annullato.

Come contestare una multa per divieto di sosta?

È possibile presentare il ricorso per multe al Prefetto entro 60 giorni dalla notifica. In questo caso il Prefetto può accoglierlo e annullare la sanzione, oppure rigettarlo applicando una sanzione raddoppiata.

L’alternativa è il ricorso al Giudice di Pace entro 30 giorni, un procedimento che consente una valutazione più approfondita delle prove e delle circostanze.

Entrambe le procedure di contestazione richiedono una corretta impostazione formale e giuridica: eventuali errori, argomentazioni deboli o documentazione insufficiente, possono comprometterne l’esito.

Perché rivolgersi a un avvocato per il ricorso alla multa?

In virtù di quanto suddetto, per fare ricorso per multe divieto di sosta sarebbe saggio rivolgersi ad un avvocato perché la materia presenta aspetti di diritto amministrativo, procedurale e tecnico che richiedono necessariamente sia una valutazione professionale, sia una esecuzione del ricorso. Uno studio legale può verificare ad esempio la legittimità formale e sostanziale della multa per divieto si sosta; può redigere il ricorso secondo i requisiti normativi strutturandolo in base alla raccolta delle prove; può rappresentare legalmente l’utente davanti al Prefetto o al Giudice di Pace.

Studio Avvocato 24 offre un servizio di consulenza personalizzata per analizzare il verbale di multa per divieto di sosta, individuare eventuali vizi contestabili, e impostare così la strategia più efficace per ottenerne l’annullamento.

La multa per divieto di sosta non è sempre un atto incontestabile: laddove la segnaletica sia irregolare, il verbale contenga errori o l’accertamento sia privo dei requisiti necessari, il cittadino ha pieno diritto di muovere un ricorso.

Ecco perché affidarsi ad avvocati professionisti in ricorso multa divieto di sosta è la soluzione più idonea per tutelare i propri diritti.

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